Arrivano i sapiens...

 E poi arrivano i sapiens... con quella nuova teoria che diverse popolazioni  di sapiens si siano evolute separatamente in ogni angolo del continente africano per poi vederne solo una primeggiare su tutte le altre e colononizzare l'intero pianeta...

con i Neanderthalensis, che sarebbero la sottospecie di sapiens più prossimi all'umano moderno... comparsa 400 mila anni fa ed estintasi 40 mila anni fa.

Cominciamo col dire che non sono gli esseri primitivi che ci hanno insegnato a conoscere...


ora ci permette di capire meglio 
cosa abbiamo di Neanderthal 
dentro di noi.

Si ritiene che i Neanderthal si siano incrociati con gli antichi europei.

400mila anni fa, la Terra era un luogo selvaggio e spietato. Gli esseri umani primitivi non vivevano, sopravvivevano. Tra predatori giganteschi, temperature estreme e un ambiente ostile, solo i più forti e intelligenti potevano adattarsi. In un brutale mondo di armi primitive, tecniche di caccia di gruppo, lotte per il fuoco e il dominio del territorio tra gli antichi cacciatori. L’istinto, la forza e la strategia erano fondamentali per affrontare un mondo dove l’errore significava la morte. Un viaggio crudo e affascinante nella preistoria umana.

In uno studio, i ricercatori hanno tracciato i segni dei Neanderthal nel nostro codice genetico e ne hanno trovato geni correlati all’umanità ed al metabolismo che potrebbero essere stati utili all’uomo moderno per sopravvivere al di fuori dell’Africa. Ancora oggi, secondo gli scienziati, portiamo l’eredità dell’uomo di Neanderthal, ma il nostro codice genetico porta anche l’eco di un altro gruppo di cugini umani estinti, che prendono il nome di Denisova. 

Neanderthal avevano  occhi azzurri o verdi, la pelle chiara e i capelli rossicci?

I Neanderthal erano violenti?

The massacre of the last Neanderthal tribe


[e poi, circa 4*300mila anni fa, i primi rappresentanti dell'Homo Sapiens, i Neanderthal?]
Neanderthal, i nostri parenti estinti più prossimi che vivono ancora nel nostro DNA. I Neanderthal crearono arte, parlavano come noi, si innamorarono dei nostri antenati e lasciarono dietro di loro geni che plasmano tuttora la nostra pelle, il nostro sistema immunitario e persino le nostre emozioni. Dalla compassione e dalla sopravvivenza alla creatività e alla memoria, la storia dei Neanderthal è più umana di quanto avresti mai immaginato.

Homo neanderthalensis,  ominide strettamente affine all'Homo sapiens che visse nel periodo paleolitico medio, compreso tra i 400.000 e i 40.000 anni fa. Fu un "Homo" molto evoluto, in possesso di tecnologie litiche elevate e dal comportamento sociale piuttosto avanzato, al pari dei sapiens di diversi periodi paleolitici.

Indietro nel tempo, nell’era glaciale, per incontrare i Neanderthal: non i selvaggi ignoranti descritti nei vecchi stereotipi, ma uomini potenti, resistenti e intelligenti, veri superumani della preistoria. Con toraci larghi, ossa spesse e muscoli capaci di rivaleggiare con gli atleti olimpici, i Neanderthal erano delle macchine viventi di sopravvivenza. Affrontavano climi gelidi, cacciavano mammut e bisonti con lance di pietra, e sopravvivevano a predatori letali come leoni delle caverne e tigri dai denti a sciabola. La loro forza era leggendaria: si stima che potessero spezzare un osso con una sola stretta. Ma la loro grandezza non era solo fisica: praticavano sepolture rituali, si prendevano cura dei feriti e mostravano segni di linguaggio e pensiero simbolico. Scoperte recenti suggeriscono che creavano arte rupestre, anticipando l’espressione culturale dell’Homo sapiens sapiens. Prima delle città, prima dei re, prima della civiltà… c’erano il fuoco, le caverne e la pietra.


I Neanderthal, un'eredità unica dell'evoluzione umana. Ominidi che riuscirono ad adattarsi a condizioni estreme, diventando i predatori al vertice della loro epoca. La natura non ha mai più creato nulla di simile: la sua forza, la sua intelligenza, il suo legame con la natura e, infine, la sua misteriosa scomparsa. Uno dei capitoli più affascinanti della nostra evoluzione.


Homo di Neanderthal, così chiamato per la valle tedesca in cui furono ritrovati i resti fossili di questa tipologia di Homo e caratterizzato da una conformazione genetica anomala che lo portava ad avere fisicamente i capelli rossi e una pelle molto chiara oltre che un Dna molto diverso dal nostro. 

Gli antropologi hanno scoperto qualcosa di piuttosto affascinante sui Neanderthal: potrebbero non essere completamente estinti come pensavamo. Invece, sembra che potrebbero essere stati assorbiti nel pool genetico degli esseri umani moderni. Un nuovo studio mostra che il DNA dei Neanderthal potrebbe includere fino al 3,7% dei geni degli esseri umani moderni. Questo suggerisce che gli esseri umani e i Neanderthal si siano incrociati più di quanto avevamo precedentemente realizzato. Quindi, in un certo senso, i Neanderthal sono ancora con noi oggi, semplicemente mescolati nel nostro DNA.

E poi l'Homo naledi, un ominide estinto appartenente al genere Homo. I suoi resti fossili furono rinvenuti nella Dinaledi Chamber, caverna facente parte della Rising Star Cave un sistema di caverne del Sudafrica, vicino a Johannesburg scoperte nello stesso anno. L'ominino è stato datato tra 335.000 e 236.000 anni fa. E per lui è stata definita la nuova specie Homo naledi, in cui naledi significa “stella” nella lingua sotho o sesotho.

La Terra, 300mila anni fa, era un luogo selvaggio, misterioso e pieno di sfide: Era il tempo dei cavernicoli, tra strumenti primitivi e l’evoluzione dell’Homo sapiens.
A quel tempo risale l'ibridazione tra i Neandersovani africani  e l'erectus euroasiatico, da cui ne derivarono le specie Homo Neanderthalensis e Homo di Denisova, [primi rappresentanti dell'Homo Sapiens?]. Mentre i Denisoviani popolarono l'Asia, i Neanderthaliani popolarono un’area compresa tra l’Europa Occidentale e l’Asia minore... prima dell’arrivo dell’Homo Sapiens Sapiens, che più sapiens non si può, suo concorrente evolutivo e diretto progenitore dell’essere umano moderno.
In seguito alla dispersione dei diversi gruppi di hominini, solo la nostra specie è sopravvissuta e nessuno ne conosce la ragione.



Teoria aliena...: 300mila anni fa, ammutinamento degli Anunnaki. Enki e Ninhursag creano l’Uomo, il “lavoratore primitivo”.
Teoria non condivisa (legittimamente) dal divulgatore scientifico Giacomo Moro Mauretto.


E, comunque, gli scienziati sono tutti d'accordo nel non sapere come dall'erectus si sia arrivati al sapiens... perché l'evoluzione ha richiesto tutta una serie di eventi così casuali così difficili così rari da poter essere quasi definiti impossibili in tempi brevissimi...
Quello che si chiede è capire come (forse ca 400mila anni fa) l’ominide noto come Homo erectus (ergaster in Africa) si sia trasformato improvvisamente in Homo sapiens: aumentando del 50% la dimensione del cervello, acquisendo la capacità di parlare e un’anatomia moderna. I principi dell’evoluzionismo, infatti, applicati alla razza umana non spiegano come sia stato possibile questo repentino miglioramento.



Portato alla luce da archeologi finanziati dallo Smithsonian, sono stati portati alla luce utensili in pietra sepolti sotto la cenere vulcanica, risalenti a un'età compresa tra 250.000 e 800.000 anni fa. Quando gli scienziati hanno pubblicato i loro risultati, carriere sono state distrutte, i manufatti sono scomparsi e uomini armati hanno presumibilmente interrotto gli scavi. Dalle ossa scomparse esposte allo Smithsonian, alla datazione con la serie dell'uranio, all'analisi delle diatomee e ai resoconti di testimoni oculari sulla repressione, questo caso mette in discussione tutto ciò che pensiamo di sapere sul popolamento delle Americhe. Gli esseri umani, o qualcosa di simile a noi, potrebbero essere stati in Messico molto prima che l'homo sapiens lasciasse presumibilmente l'Africa?

In oriente ci sono molti fossili umani diversi, ma non esiste una classificazione universale per questi fossili. Mentre i fossili europei che risalgono a un periodo compreso tra 300.000 e 50.000 anni fa sono classificati come Neanderthal, anche se hanno un alto grado di variabilità, i fossili asiatici di questo periodo non sono classificati come una singola specie, almeno fino ad ora. E un team di ricercatori ha dato un nome a una nuova specie umana vissuta tra i 300mila e i 100mila anni fa in Cina. La specie, nota come Homo juluensis, getta nuova luce sulle complessità dell'evoluzione umana. Il nome scientifico della specie si traduce in "Uomo dalla testa grande". LHomo juluensis è considerata come intermedia tra gli ominidi più primitivi, come gli Homo erectus, e quelli più moderni, come gli Homo Sapiens.

Se i concetti della selezione naturale sono ben applicabili al mondo animale, quando si analizza il genere umano qualcosa non torna. Già Alfred Wallace, collaboratore di Darwin, sospettò un intervento esterno e dichiarò che “una qualche potenza intelligente ha guidato o determinato lo sviluppo dell’uomo”. Dopo più di un secolo e mezzo gli scienziati di tutto il mondo non sono ancora riusciti a dimostrare il contrario, fallendo nel tentativo di trovare l’anello mancante tra uomo e scimmia, e non riuscendo a spiegare la complessità di organi come il cervello.



Se infatti il 98% del patrimonio genetico è analogo tra uomo e scimpanzé, non è chiaro come solo il 2% possa aver influito così tanto nella diversità tra le due specie, aggiungendo valori molto vantaggiosi come il linguaggio, il cervello, la sessualità...  i principi dell’evoluzionismo applicati alla razza umana non spiegano come sia stato possibile questo repentino miglioramento.

dieci anni dopo la pubblicazione della teoria dell'evoluzione afferma: "la teoria la riesco ad applicare a tutte le specie viventi tranne che per l'uomo, perché per l'uomo non funziona..."

Il vero rompicapo non è l'arretratezza dei nostri antenati  ma il nostro stesso progresso: il genere umano avrebbe impiegato due milioni di anni per capire che gli utensili di pietra funzionano meglio se li si modella e li si affila... allora perché non ci sono voluti altri due milioni di anni per imparare ad usare altri materiali?
Non ci saremmo evoluti secondo la teoria dell'evoluzione: saremmo stati allevati e il giardino dell'Eden sarebbe stato teatro di esperimenti genetici extraterrestri sull'homo erectus... mah, ai lettori l'ardua sentenza.


E, comunque, arrivarono le prime Ewah...

E sembrerebbe proprio che la totalità degli esseri umani moderni discendono da due popolazioni ancestrali risalenti a ca 300mila anni fa...

E non discendiamo da una singola "culla dell'umanità", ma da più nuclei geografici sparsi per il continente africano. Uno studio confermerebbe la teoria di una più lenta e diversificata transizione tra specie più arcaiche e uomo moderno.

L'Homo sapiens ha condiviso il mondo con altre specie umane. Incontri dimenticati in indizi genetici e misteri irrisolti che ancora vivono dentro di noi.

Studi sul DNA farebbero supporre che la nostra specie abbia iniziato a distinguersi da quelle più arcaiche ca 300mila anni fa, e che la punta meridionale del continente sia stato uno dei luoghi chiave di questa differenziazione.


La guerra del fuoco.
film documentario del 1981

E mentre le precedenti operazioni genetiche evolvevano separatamente sull'erectus già emigrato in Eurasia, altre e diverse operazioni genetiche sull'ergaster rimasto in Africa si sarebbero concluse con la famosa Eva mitocondriale ca 300mila anni fa?!?

La teoria dell'origine panafricana dell'homo sapiens...

Eva, la prima femmina umana alla quale, i genetisti, fanno risalire tutta l'attuale discendenza dell'umanità...
In base all'assunto che un individuo erediti i mitocondri solo dalla propria madre, questa scoperta implica che tutti gli esseri umani abbiano una linea di discendenza femminile derivante da una donna che i ricercatori hanno soprannominato Eva mitocondriale che la filogenia ci suggerisce sia vissuta in Africa.


Infatti, secondo la Teoria dell'Origine unica o Teoria della migrazione africana [la teoria dell'evoluzione più diffusa], coloro che tra gli Homo rimasero in Africa si evolsero nell'Homo sapiens. Successivamente migrarono verso l'Asia e l'Oceania con un secondo processo di migrazione, incontrando le specie già fuoriuscite precedentemente tra cui i Denisoviani in Asia orientale e i Neanderthaliani in Eurasia occidentale e in America, con i quali convissero per un determinato periodo prima di prenderne il posto.


[scontro finale]
Cro Magnon contro Neanderthal...



L'incredibile storia dei Cro-Magnon, i veri titani dell'era glaciale. La loro forza, intelligenza e capacità di sopravvivenza cambieranno il modo di vedere la storia umana.

L'Homo sapiens sapiens, dunque,  apparve ca 300mila anni fa.   
300mila anni fa, gli antenati dell’Homo sapiens camminavano in un mondo duro, pericoloso e totalmente indomato. Ma come vivevano davvero i primi esseri umani: come si nutrivano, si proteggevano, si curavano... e come affrontavano la morte? Nel cuore del Paleolitico, ogni giorno era una lotta per la sopravvivenza. Come i nostri antenati fabbricavano utensili in pietra per cacciare e difendersi? Quali erano le tecniche di caccia cooperativa per affrontare animali giganteschi? Come si organizzavano in piccoli gruppi nomadi, condividendo cibo, ruoli e rischi?  Quali rituali legati alla morte cominciavano già a emergere, anticipando il pensiero simbolico moderno. Dalle vaste savane africane ai boschi europei preistorici, in condizioni climatiche estreme, quali erano le strategie per affrontarle? Come era la convivenza con predatori letali come leoni delle caverne, iene giganti o leopardi preistorici?


E poi i Denisova asiatici... il terzo incomodo, una popolazione che viveva nello stesso periodo dei Neanderthal in Europa.

Per oltre 300.000 anni, i Neanderthal e i Denisova hanno abitato vaste aree dell'Europa e dell'Asia. Hanno lasciato dietro di sé una scia di indizi genetici che hanno affascinato gli scienziati moderni. I Neanderthal sono tra i nostri parenti umani estinti più prossimi. Tra le numerose caratteristiche fisiche studiate, la presenza di capelli rossi in alcune popolazioni di Neanderthal...

Era una femmina di carnagione scura,
occhi e capelli castani:
questa accurata descrizione
è uno dei risultati più appariscenti
del sequenziamento del genoma
presente nel fossile della falange umana
trovata nel 2008 a Denisova,
in Siberia meridionale,
e appartenente a una specie cugina della
nostra, gli Uomini di Denisova, appunto.



Uno dei più grandi misteri dell’evoluzione umana: un enigma iniziato con la scoperta di un osso di un mignolo nella grotta di Denisova, nei Monti Altai della Siberia meridionale. Le analisi del DNA di quel minuscolo fossile hanno portato alla scoperta di una specie distinta di ominidi, che gli scienziati hanno poi chiamato Homo di Denisova
 (comparso 280 anni fa ed estintosi  30 mila anni fa). Molte persone oggi in vita portano tracce del DNA denisoviano nel loro patrimonio genetico, ma poiché i fossili di questi antichi ominidi estinti sono ancora pochi e rari, gli esperti non sanno ancora che aspetto avessero, dove vivessero e perché siano scomparsi.

[timelapse del paleoartista John Gurche che ricostruisce meticolosamente un modello di un Homo longi  basandosi su ossa fossili]

Con l'Homo longi, una denominazione alternativa alla specie dell'Homo di Denisova utilizzata per identificare l'appartenenza del cranio di Harbin, un fossile rinvenuto ad Harbin, nella pianura della Cina nordorientale, risalente ad almeno 146.000 anni fa durante il Pleistocene medio.

E mentre i Neanderthal sono rinomati per la loro forza mostruosa, i Denisova siberiani potrebbero essere stati fisicamente ancora più formidabili. Denisova e Neanderthal interagivano e si incrociavano in regioni in cui i loro areali si sovrapponevano, tra cui l'Asia centrale e l'Europa orientale. La ricerca genetica mostra che i Neanderthal in Europa e i Denisova in Asia condividevano un antenato comune e interagivano geneticamente. Questa comune ascendenza Denisova-Neanderthal potrebbe spiegare perché i geni Denisova compaiono in popolazioni ben oltre il loro areale noto, tra cui l'Europa.

L'eredità genetica dei neanderthal e denisova...


I misteriosi esseri umani giganti che predavano i Neanderthal: verità o mito?





E molto prima delle migrazioni di successo dall'Africa, ci furono innumerevoli ondate di Homo sapiens in Europa, Asia e nel Levante, fino alle regioni dell'Arabia, a partire da 210.000 anni fa in Grecia, 180.000 nel Levante, 100.000 in Cina e almeno 85.000 in Arabia. Queste scoperte sono affascinanti e cruciali per comprendere le affermazioni sugli altri ominidi in tutto il mondo.


E circa 200mila anni fa il sapiens sapiens si spostò dall'Africa per colonizzare l’intero pianeta.

La Terra 200mila anni fa...



E poi l'Homo floresiensis. Lo scheletro fossile più completo appartiene a una femmina adulta alta circa 1 m, con una capacità cranica di appena 417 cc. Altri resti fossili mostrano che queste erano le dimensioni tipiche della specie, motivo per cui informalmente è chiamata Hobbit. Scoperto sull’Isola indonesiana di Flores, H. floresiensis visse lì tra i 190mila e i 50mila anni fa e lo si ritiene una forma nana di Homo erectus. Di fatto non è raro che nelle isole si siano evolute spesso versioni piccole di grandi mammiferi. H. floresiensis era perfettamente bipede, produceva strumenti litici, utilizzava il fuoco e cacciava elefanti nani presenti sull’isola.


per le migrazioni di successo dall'Africa dei sapiens sapiens che più sapiens non si può, segui il link...



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