Il mondo chieda scusa alle donne...
“Dal buio del ventre materno esse passano al buio della casa paterna, da questa al buio della casa coniugale, da questa al buio della tomba.”
Oriana Fallaci, Sesso inutile
Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l'ignoranza in cui l'avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato, per tutto questo:
in piedi, Signori, davanti ad una Donna.
William Shakespeare
Nel mondo patriarcale la prima rivolta femminile organizzata della storia le matrone romane nel 195 a.C. scendono in piazza per opporsi alla lex Oppia e nemmeno Catone il Censore ci potè fare nulla.
L’ignoranza sul mondo femminile si estende agli stereotipi, tanto radicati quanto falsi. Per esempio, la convinzione che le donne siano meno razionali, cosa che le penalizza soprattutto nell'ambito lavorativo. O, ancora, che non siano brave con la tecnologia e nelle discipline scientifiche: continuare a dirlo non fa che scoraggiare le ragazze a intraprendere carriere in questi ambiti. Senza contare gli stereotipi più antichi. Come quello che vede la donna nata per fare figli e che tutte abbiano il desiderio di maternità, o come quello che parla della femmina naturalmente adatta a fare la casalinga. Oppure, ancora, quello che parla della donna “multitasking”, che rafforza solo l'idea che siano destinate a gestire sia l'ambito domestico che quello extra. Idem per la diceria che le donne parlano troppo: un’arma utilizzata spesso per screditare le opinioni femminili, soprattutto nei dibattiti. Guardare una donna con insistenza, farle apprezzamenti sopra le righe, fischiare al suo passaggio: non sono solo gesti fastidiosi, sono proprio forme di molestia, perché privano del diritto di muoversi liberamente, di vestirsi e truccarsi come meglio si crede, di poter decidere, parlare, esprimere i propri giudizi e la propria personalità senza temere giudizi o commenti, senza avere paura. Perché la molestia non è solo l'atto in sé ma proprio la percezione di chi la subisce. Quando una donna non ha dato il consenso e riceve attenzioni eccessive, quel comportamento diventa automaticamente invasivo e inappropriato. Sarebbe, invece, opportuno rispettare i suoi spazi. Questo tipo di approcci, inoltre, riduce la donna a un oggetto sessuale, ignorandone la personalità, l'individualità. Ma, soprattutto, possono far sentire una donna in pericolo, esposta, vulnerabile. Chi può dirci che la persona che li fa si fermi lì oppure arrivi a qualcosa di più “invasivo”?
Insegniamo alle femmine a restringersi, a farsi piccole. Diciamo alle femmine: puoi essere ambiziosa, ma non troppo. Devi puntare ad avere successo, ma non troppo, altrimenti minaccerai l'uomo. […]. Mi sono sentita chiedere se non avevo paura di intimidire gli uomini. Non era un mio timore, anzi, non ci avevo mai pensato. Perché un uomo intimidito da me è esattamente il tipo di uomo che non mi interessa.
Chimamanda Ngozi Adichie
E poi quell'oggettivazione sessuale nella donna e della donna: una valutazione della persona esclusivamente basata sulla sua funzione sessuale e sul suo corpo...
È vero che esistono delle zone del corpo considerate “off limits”, più di altre, in quanto particolarmente intime, cosicché la loro invasione configura una vera e propria violenza, proprio per il mancato rispetto dei limiti personali. Seno, glutei, inguine, genitali sono intoccabili per definizione senza consenso. Ma anche il viso, la bocca, il collo, la nuca sono da includere tra le aree vulnerabili. Ad esempio, toccare il volto per spostare una ciocca di capelli o tentare di dare un bacio fugace possono essere percepiti come gesti molto personali e inadeguati in determinate circostanze. Quanto appena detto, però, vale praticamente per tutte le zone del corpo, anche per una mano o un braccio. Toccare una persona senza consenso è sempre inappropriato, perché può essere appunto “letto” come una violenza. È, quindi, fondamentale che consenso o dissenso all’approccio siano sempre rispettati: un “no” vuol dire “no”.
Avere un atteggiamento di apertura verso l’altro non significa automaticamente che ci sia il via libera per “andare oltre”. La frase “Se ci sta vuol dire che è d'accordo” è profondamente falsa, perché semplifica e travisa il concetto di consenso, che invece è una componente basilare dell'approccio fisico-intimo. Nessuno di noi è in grado di leggere nel pensiero degli altri, serve una comunicazione chiara. Il consenso deve essere esplicito. Il silenzio e la passività non rappresentano apertura totale. Non considerarlo è sbagliato nonché rischioso. Magari una persona si può trovare in una situazione in cui si sente obbligata, confusa. Oppure, essendo in una posizione di “inferiorità”, teme che dire “no” potrebbe creare dei problemi. Inoltre, anche se una persona inizialmente sembra essere d'accordo, il consenso può essere revocato in qualsiasi momento. Si può sempre cambiare idea. La molestia è sempre responsabilità di chi la compie, mai della vittima. Il mantra deve essere: “Non è colpa tua”. Quindi un abbigliamento, un atteggiamento, la presenza in un determinato luogo in una determinata ora non giustificano mai comportamenti invadenti o molesti. E, se qualcuno ti molesta, non bisogna minimizzare: non si deve ignorare l'accaduto ma denunciare, esplicitare il dissenso. Il supporto di persone care, in questo, è essenziale. Al tempo stesso, però, bisogna imparare a riconoscere i segnali d'allarme, come l'insistenza di qualcuno nel guardare o nell’avvicinarsi, i commenti invadenti, i complimenti sopra le righe, la tendenza a eludere i rifiuti, l’uso di battute sessiste o i tentativi di manipolazione. Ancora meglio, sarebbe ascoltare il proprio istinto: si deve allontanare ciò che fa sentire a disagio, impostando dei confini chiari o rispondendo in modo diretto, mantenendo una postura sicura.
Per quali motivi si praticano le mutilazioni dei genitali femminili?
Per saperne di più: https://www.stateofmind.it/2016/06/oggettivazione-sessuale-psicopatologia/
E da sempre la visione comune della bella donna la vede curata in tutti i suoi dettagli: su tutti la mancanza di peluria... e allora torture in tutti i modi possibili pur di avere la pelle liscia e senza peli...
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ph Brett Walker |
“La società è dura con le donne e gli mette pressione sulla loro peluria”. Quando le donne lanciano campagne sui social per combattere lo stereotipo delle ragazze che devono essere completamente depilate postando foto delle loro gambe, braccia e ascelle non depilate arrivano anche insulti e commenti crudeli che descrivono le foto come “disgustose”...
E le millennial lanciano una fatwa contro la depilazione obbligatoria,

Condizionate dalle convenzioni sociali e istigate dalla moda che plasma i loro corpi a sua immagine e somiglianza, costringendo un po' tutte a una lotta senza fine contro sopracciglia indisciplinate, ascelle rinfoltite, inguini arruffati, gambe villose. A sostenere la causa è soprattutto il movimento che fa capo al profilo Instagram Januhairy, fondato da Ruby Jones e Laura Jackson, dove ragazze di ogni parte del mondo mostrano fiere la loro peluria. Il messaggio è chiaro: se insegnassimo alle donne a non aver paura del loro corpo così com'è e a non competere ossessivamente con le altre, la vita sarebbe decisamente più bella.
Morgan Mikenas, Instagram
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ph Joaquim Gomis |
Ma il mondo è bello perché è vario e c’è chi ha voluto dire basta a tutti questi soprusi e stereotipi che vuole la donna senza peli!
Alcune ragazze, attraverso il blog “Hairy legs club” (letteralmente Il club delle gambe pelose), condividono foto che mettono in mostra le loro gambe non proprio lisce e vellutate.
Alcune ragazze, attraverso il blog “Hairy legs club” (letteralmente Il club delle gambe pelose), condividono foto che mettono in mostra le loro gambe non proprio lisce e vellutate.
Il fotografo londinese Ben Hopper ha realizzato una serie fotografica dal titolo Natural Beauty in cui una dozzina di sottili ragazze mostrano orgogliose lo loro ascelle non depilate; lo scopo del progetto è quello di cambiare ciò che lui definisce il “lavaggio del cervello” da parte dell’industria di bellezza, e dimostrare al mondo che la bellezza femminile può essere diversa da quella convenzionale. Raramente, se non mai, si vede una donna che non abbia eliminato gran parte dei suoi peli sul corpo; questo perché la peluria femminile su ascelle e corpo è stata stigmatizzata. “Quando sono cresciuto come uomo e come artista, mi sono reso conto che mi piacevano ( i peli sotto le ascelle). Penso che possa essere un bellissimo look”, afferma lo stesso Ben Hopper. Una volta trovate le ragazze disposte a realizzare il progetto, Hopper racconta all’ Huffington Post che neanche loro stesse erano immuni dall’ansia di mostrare i peli sul proprio corpo, tanto che una di loro durante le riprese era così disgustata dalla sua peluria che ha deciso di interrompere lo shooting. Basta davvero far crescere i peli sotto le ascelle per ribellarsi alle convenzioni e agli ideali estetici di potenti industrie della moda e della bellezza?
“Red, white e you do you“
in questa pubblicità vengono presentate varie modelle in costume, di diverse taglie, altezze ed etnie, ognuna con peli pubici e peli delle ascelle ben visibili e ripresi in primo piano, dall’inizio dello spot.
Ed è (apparentemente) strano che Billie, un brand di rasoi, decida di invitare le donne a non depilarsi, ma più strane ancora sono tutte quelle pubblicità di prodotti per la rimozione dei peli femminili, in cui le modelle “insistono” nel depilare gambe e ascelle, lasciandole completamente senza peli. La campagna di Billie si presenta come un invito alle donne, ma è possibile interpretarla anche come un segnale di cambiamento: spetta ai brand, infatti, prendere l’iniziativa e rompere tabù, pregiudizi e preconcetti relativi al corpo, alla bellezza e decisamente anche ai peli femminili.
Con questo spot, Billie vuole ricordare che anche se per anni la cultura di massa ha cercato di nasconderli, i peli femminili esistono, sono qualcosa di perfettamente naturale e comune a ogni donna. L’iniziativa in questione ha lo scopo di “normalizzare” i peli femminili ovunque ed è proprio per questo che il brand invita le donne a condividere le proprie fotografie, mostrando così che anche loro, appunto, come tutte hanno dei peli e ricordando che questi non vanno per forza eliminati...
E la body positivity – o, per meglio dire, quel movimento socioculturale che ha contribuito a diffondere la rappresentazione di corpi non conformi agli standard comunemente condivisi – sta cambiando anche il modo di relazionarsi delle ragazze alla depilazione...
"È affascinante toccare, abbracciare ed accarezzare il corpo di una donna.
Sapere quanto pesa non ci provoca nessuna emozione.
Alcune rughe sul viso, alcune cicatrici sul ventre, alcune smagliature, non le porta la bellezza. Sono la testimonianza che avete fatto qualcosa nella vostra vita, non siete rimaste nella naftalina o avete passato la vostra vita nei centri estetici. Avete vissuto! contribuito a mantenerci vivi.
Pertanto abbiate cura di noi, abbiate cura di voi ed amatevi. La bellezza è tutto questo.”
Paulo Coelho
"scusa se la pubblicità ti ha fatto credere di non essere all'altezza: tu lo sei."
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Stéphane Coutelle photography |
"È affascinante toccare, abbracciare ed accarezzare il corpo di una donna. Sapere quanto pesa non ci provoca nessuna emozione. Alcune rughe sul viso, alcune cicatrici sul ventre, alcune smagliature, non le porta la bellezza. Sono la testimonianza che avete fatto qualcosa nella vostra vita, non siete rimaste nella naftalina o avete passato la vostra vita nei centri estetici. Avete vissuto! contribuito a mantenerci vivi.
Pertanto abbiate cura di noi, abbiate cura di voi ed amatevi. La bellezza è tutto questo.”
Paulo Coelho
Pertanto abbiate cura di noi, abbiate cura di voi ed amatevi. La bellezza è tutto questo.”
Paulo Coelho
Ci son donne che non importa quale sia la loro taglia, loro sono leggére dentro: a quelle donne basta uno sguardo o una carezza, per volare. E se ti guardano negli occhi restando in silenzio è perché hanno tante cose da dirti, ma sanno anche che le parole sarebbero insufficienti, o superflue... dopotutto, loro non hanno la pretesa di essere capite, vogliono solo essere amate.
Sexy non è una taglia,
ogni caloria non è una guerra,
il corpo non è un campo di battaglia,
il valore non è misurabile in chili...
Quante volte abbiamo sentito una pubblicità chiedere scusa non per una, ma per tutte le pubblicità sessiste che siamo state costrette a guardare e introiettare fin da piccole? Vorrei ragazze indipendenti, interessanti, idealistiche, gentili, caparbie, originali, divertenti.
C’è un migliaio di cose, prima di “magre”.
Joanne Rowling
"Adpology"
uno spot di scuse (Ad significa pubblicità e Apology vuol dire scusa), che un gruppo di creativi britannici (in Gran Bretagna c'è maggiore sensibilità e maturità sul tema) ha deciso di ideare in occasione della Giornata Mondiale della Donna (2018).
uno spot di scuse (Ad significa pubblicità e Apology vuol dire scusa), che un gruppo di creativi britannici (in Gran Bretagna c'è maggiore sensibilità e maturità sul tema) ha deciso di ideare in occasione della Giornata Mondiale della Donna (2018).
Mauro Soldano
Un commento tra gli altri...: "Perdi peso, balena". Invece di lasciarsi scoraggiare da questo attacco gratuito, c'è chi sceglie di reagire nel modo più forte possibile, affermando con orgoglio il diritto a esistere così come si è, senza compromessi.
Affermando: "Voglio solo ricordarvi come sono i veri corpi", non si sta solo celebrando la diversità dei corpi, ma si sta in definitiva celebrando la vita stessa. Non c'è bisogno di cambiare il tuo corpo, ritoccarlo o perfezionarlo. È già perfetto, semplicemente perché è tuo.
Felice o magra ?
Questo è il dilemma.
Dare piacere al proprio corpo o piacere agli altri per il proprio corpo? Per riflettere, in modo leggero ma eloquente, sugli stereotipi e i luoghi comuni che migliaia di volte al giorno vengono dati in pasto a bambine e donne a cui viene chiesto di essere belle, giovani, forti, perfette.
Di mangiare poco, essere magre, avere la pelle completamente liscia per sentirsi bene con se stesse e soprattutto per piacere agli altri.
"Scusa se la pubblicità ti ha suggerito di andare sui pattini a rotelle durante il ciclo. E che solo certi corpi sono pronti per la spiaggia. Scusa se abbiamo rasato gambe già rasate e se abbiamo suggerito che mangiare uno yogurt sia il top della tua giornata. Scusa se abbiamo usato una donna con la 40 in una pubblicità per taglie forti e se nelle pubblicità la mamma non è mai il genitore simpatico. Alle donne con più di 50 anni: scusate se vi abbiamo fatto interpretare da donne che ne hanno 35. Scusa se non vi abbiamo mai dato attrezzi potenti, biancheria comoda o la battuta finale. Scusa se in una pubblicità non hai mai visto qualcuna che ti assomigli. E soprattutto, scusa se la pubblicità ti ha fatto credere di non essere all'altezza: tu lo sei."![]() |
Alcuni degli stereotipi legati alle forme del corpo... |
"La perfezione non esiste, me lo avessero detto prima":
"La perfezione non esiste, me lo avessero detto prima":
le lacrime di Vanessa Incontrada contro il body shaming.
Vanessa Incontrada ha emozionato tutti con un monologo che è stato un messaggio rivolto a se stessa e a tutte le donne.
"La perfezione non esiste. Magari me lo avessero detto prima. Sai quanto tempo ho passato a cercarla?". Parole forti che provengono direttamente dalla sua esperienza personale, dal lungo percorso affrontato per superare il dolore provocato dai commenti sul fisico ricevuti nel corso degli anni sui social e non solo. Incontrada in passato è stata più volte attaccata per le sue forme, accusata di "essere ingrassata troppo", persino durante la gravidanza. Ora, con una serenità trovata anche grazie all'aiuto del marito Rossano, ha deciso di donare a tutti parole su cui riflettere.
E sono tante le star che si riempiono la bocca parlando di bellezza al naturale, di autenticità e facendo proclami su quanto sia importante l’accettazione di sé. Ma non sono altrettante quelle che, quando c’è da scegliere decidono di apparire davvero come sono, con il rotolino di pancia o la rughetta in più. Per questo fa notizia quando una donna famosa come Kate Winslet si mette in mostra per quello che è, nonostante per anni abbia subito le critiche più feroci proprio per il suo aspetto fisico. Fin da quando è stata scelta per il ruolo di Rose in Titanic, l’attrice ha dovuto fronteggiare insulti e commenti negativi per il suo peso, cosa che in quel primo periodo ha messo a dura prova la sua autostima. Ora che è tornata sulle scene con la serie Mare of Easttown, Kate ha mostrato tutta la sua forza e il suo carisma, non solo per la parte che le è stata assegnata, quella della disincantata detective Mare Sheehan, ma anche per la scelta di ribellarsi al fotoritocco. by DiLei
"DIO È DONNA E SI CHIAMA PETRUNYA"
Petrunya è una donna di 32 anni. Vive ancora con i genitori, una madre oppressiva e un padre comprensivo. Petrunya è laureta in Storia, ma non ha un lavoro o una direzione. Dopo l’ennesimo colloquio andato male dove subisce anche molestie e offese gratuite, di ritorno verso casa ella si ritrova nel mezzo di una processione ortodossa dove le preghiere si concludono col lancio di una piccola croce di legno nelle acque di un fiumiciattolo. L’uomo che la prenderà per primo potrà tenere la croce con sé e avrà un anno di fortuna. Petrunya, agisce di istinto e senza pensarci si getta nelle acque gelide del fiume ed è lei e prendere per prima la croce. Tra lo sconcerto generale Petrunya sarà guardata con disprezzo dai più e presto si ritroverà a dover dare spiegazioni di quanto ha fatto al commissariato di polizia.

Sono Teresa Wilms Montt
e anche se sono nata cento anni prima di te,
la mia vita non è stata tanto diversa dalla tua.
Anche io ho avuto il privilegio d’essere donna.
E’ difficile essere donne in questo mondo.
Tu lo sai meglio di tutti.
Ho vissuto intensamente ogni respiro e ogni istante della mia vita.
Ho distillato una donna.
Hanno cercato di reprimermi ma non ci sono riusciti con me.
Quando mi hanno voltato le spalle, io ci ho messo la faccia.
Quando mi hanno lasciato sola, ho dato compagnia
Quando hanno voluto uccidermi, ho dato vita.
Quando hanno voluto rinchiudermi, ho cercato la libertà.
Quando mi amavano senza amore, ho dato ancora più amore.
Quando hanno cercato di zittirmi, ho urlato.
Quando mi hanno picchiato, ho risposto.
Sono stata crocefissa, morta e sepolta,
dalla mia famiglia e la società.
Sono nata cento anni prima di te
comunque ti vedo uguale a me.
Sono Teresa Wilms Montt,
e non sono adatta per le signorine.
Teresa Wilms Montt
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frame dal film |
Ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto, il film guarda alla difficoltà di oggi a essere sé stessi in una società che è ancorata a tradizioni arcaiche che rischiano di diventare convenzioni e “leggi” irrazionali. Petrunya che ci appare inizialmente sconfitta dalla vita, nel corso del suo lungo calvario ritroverà in sé il desiderio di lottare per affermare sé stessa e le sue volontà. Porterà tutto il peso di quella croce con un sottile ma non così velato richiamo alla figura di Gesù: soprattutto nella scena in cui verrà letteralmente attaccata da una folla di uomini che la spintoneranno e umilieranno gridandole contro le peggiori offese. Petrunya riesce a svincolarsi dalle pressioni che le fanno perché riconsegni la croce alla comunità, muovendosi in una terra di mezzo tra le leggi dello Stato e quelle della Chiesa, tra quelle che sono le regole e quelle che sono semplicemente delle tradizioni. Il film riesce a porre l’accento sull’emergenza di guardare a un futuro più giusto e più razionale perché tradizioni e regole, ormai stantie, possano essere cambiate o abbandonate in nome di un progresso che sia prima di tutto umano e sociale, che guardi al benessere del singolo e alla realizzazione del cittadino, uomo o donna che sia. La croce e il suo significato di "possibilità di un anno di fortuna" diventa quindi simbolo di quel diritto alla felicità che deve essere alla portata di tutti.
Petrunya quel diritto lo proteggerà con tutta se stessa e solo quando riceverà parole gentili, attenzioni e sarà guardata come donna e come essere umano, solo allora in un gesto di grande umanità e condivisione restituirà alla comunità quella piccola croce: perché quel diritto non è solo suo, ma di tutti. Solo allora Petrunya troverà una sua direzione , affronterà la notte e il freddo senza paura, tornerà a casa, fiduciosa di una nuova alba e di un nuovo giorno che sarà migliore. Dove lei sarà migliore. Dove gli uomini e noi tutti saremo migliori.
by BL Magazine
by BL Magazine

e anche se sono nata cento anni prima di te,
la mia vita non è stata tanto diversa dalla tua.
Anche io ho avuto il privilegio d’essere donna.
E’ difficile essere donne in questo mondo.
Tu lo sai meglio di tutti.
Ho vissuto intensamente ogni respiro e ogni istante della mia vita.
Ho distillato una donna.
Hanno cercato di reprimermi ma non ci sono riusciti con me.
Quando mi hanno voltato le spalle, io ci ho messo la faccia.
Quando mi hanno lasciato sola, ho dato compagnia
Quando hanno voluto uccidermi, ho dato vita.
Quando hanno voluto rinchiudermi, ho cercato la libertà.
Quando mi amavano senza amore, ho dato ancora più amore.
Quando hanno cercato di zittirmi, ho urlato.
Quando mi hanno picchiato, ho risposto.
Sono stata crocefissa, morta e sepolta,
dalla mia famiglia e la società.
Sono nata cento anni prima di te
comunque ti vedo uguale a me.
Sono Teresa Wilms Montt,
e non sono adatta per le signorine.
Teresa Wilms Montt
E bisognerà trovare il modo di spiegare alle nuove generazioni
che per decenni le donne sono state belle anche senza labbra e zigomi rifatti.